Pubblichiamo, e condividiamo volentieri, la riflessione dell’amico Angelo Giorgianni, magistrato, giurista e figura chiave delle istituzioni a massimi livelli.
Dimissioni di Federico Basile: le Elezioni di Messina possono scuotere dalle fondamenta il progetto regionale di Cateno De Luca
Oggi a Messina non è caduto solo un sindaco.
È crollata una narrazione.
È finito il tempo degli slogan, dei video patinati, delle verità preconfezionate.
La città ha visto per la prima volta ciò che avevamo denunciato da mesi: un’amministrazione guidata da un solo uomo, e non da quello seduto sulla poltrona di sindaco.
Alla Sala delle Bandiere il tavolo era vuoto.
Vuoto come il ruolo istituzionale che Basile non ha mai potuto esercitare.
Una figura sola, isolata, che legge un testo come chi esegue un’istruzione.
Il racconto delle “difficoltà dell’opposizione” è stato smentito dagli atti, dai verbali, dalla cronaca politica.
Il vero logoramento nasceva altrove: nella subordinazione quotidiana a un leader esterno, che oggi tace perché il suo silenzio serve più della sua presenza.
Ma la parte più importante arriva adesso.
Perché la ricandidatura di Basile non è un progetto amministrativo: è il primo, vero, pericolosissimo test per la tenuta politica di De Luca.
Le Elezioni di Messina saranno il referendum sul suo metodo, sul suo modello, sulla sua capacità di controllare il consenso.
E un risultato negativo, anche minimo, può scuotere dalle fondamenta il suo progetto regionale, indebolendolo proprio nel momento in cui sogna di diventare protagonista assoluto della scena siciliana.
Messina diventa così il punto di frattura: una città che può scegliere se continuare ad essere un laboratorio di fedeltà personale o tornare ad essere una comunità politica adulta.
Una città che può liberarsi da una narrazione costruita più per ambizioni individuali che per interesse collettivo.
Una città che può decidere non solo del suo futuro, ma del futuro di un intero sistema di potere.
E allora lo dico con chiarezza: questa volta non si vota solo per un sindaco.
Si vota per dire se Messina vuole ancora essere controllata da un uomo che non è stato eletto a guidarla.
Si vota per decidere se la Sicilia deve essere trascinata dentro un progetto che oggi scricchiola e che domani potrebbe crollare.






