Palazzo Formento a Messina, un raro esempio di architettura settecentesca da salvare e recuperare per restituirlo alla città

Un patrimonio storico e architettonico unico dell’antico Ringo è oggi sul mercato. La proposta: il Comune lo acquisisca e lo restituisca alla città trasformandolo nel Museo delle Tradizioni Marinare Messinesi.

Ci sono edifici che appartengono ai proprietari che li possiedono. E ce ne sono altri che, per la loro storia e per il valore che rappresentano, appartengono idealmente a un’intera comunità.

L’architetto Nino Principato, nostro fervido sostenitore, ne ha ricostruito la storia e proposto la sua trasformazione in un museo:

“Palazzo Formento costituisce un interessante esempio di architettura extraurbana del sec. XVIII e unitamente all’adiacente chiesa di Gesù e Maria del Buonviaggio iniziata nel 1598 e ampliata agli inizi del ‘600, rappresenta l’unica testimonianza dell’antico Borgo del “Ringo”.

Subì manomissioni nel corso del sec. XIX e nei primi decenni del ‘900 perché la conformazione originaria era costituita da un corpo centrale inquadrato da paraste giganti cui si affiancavano due edifici più bassi a terrazzo con coronamento di parapetti a colonnine in pietra calcarea alternate ad elementi rettangolari decorati a bassorilievo.

     La tipologia abitativa che il palazzo presenta è quella quasi codificata in anni di consolidate prassi sociali e costruttive: piano terra occupato da botteghe a conduzione familiare sormontate dai cosiddetti mezzanini, costituenti il piano ammezzato corrispondente alla seconda elevazione fuori terra, di bassa altezza (generalmente metri 2,40) e collegati al piano terra tramite scala interna in legno ad unica rampa (“casa e putia” – casa e bottega); il terzo piano è riservato alla classe medio-borghese, in questo caso alla famiglia Formento, e per potervi accedere si rende necessario l’inserimento dell’androne con grande apertura ad arco e scala rampante. Le abitazioni di questo piano, non a caso denominato piano nobile, sono più evolute di quelle sottostanti e assumano la denominazione di “quarti” o “quartini”.

     Morfologicamente la facciata si compone di un asse di simmetria centrale che unisce in altezza il portale maggiore di accesso bugnato all’abitazione, sormontato da grande balcone con tre mensoloni “a cartoccio” e mostre ed architrave decorati con eleganti candelabre e fregio centrale a voluta, ad enfatizzarne all’esterno la residenza. Sottolinea, quindi, l’asse di simmetria della facciata gerarchizzandola ulteriormente con il sovrastante balcone prominente del piano nobile, senza alcuna soluzione di continuità. Ai lati, le semplici aperture rettangolari delle botteghe sormontate dai “mezzanini” e due finestre rettangolari sovrastanti.  

     Lo schema segue, quindi, quello che l’architetto e scultore carrarese Andrea Calamech (Carrara, 1524 – Messina, 1589) inventò e applicò nel suo splendido e sontuoso Palazzo Balsamo del Principe di Roccafiorita, in seguito posseduto dalla famiglia Grano, che sorgeva in una traversa della via dei Monasteri (oggi XXIV Maggio) lato mare. Non solo con Palazzo Grano, ma anche col Grande Ospedale (che sorgeva nel sito oggi occupato dal Palazzo di Giustizia) e col Palazzo Reale (dove oggi insiste l’edificio della Dogana), si può affermare che il Calamech abbia portato nel panorama dell’architettura civile messinese una nuova maniera di concepire il palazzo residenziale che sarà destinata a varcare anche i confini della città e ad essere continuamente riproposta dagli architetti locali per tutto il Seicento e il Settecento inoltrato, come per il Palazzo Formento.

     Vincolato come A1 nel Piano Regolatore Genatale Vigente dal sottoscritto, per cui sono consentiti solo interventi di restauro conservativo, consolidamento statico, manutenzione ordinaria e straordinaria e ristrutturazione con esclusione di qualsiasi demolizione e manomissione, è altresì vincolato con Decreto Assessoriale n. 5394 del 30 novembre 1991 dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali ed Ambientali e della Pubblica Istruzione della Regione Siciliana con la dichiarazione di “INTERESSE STORICO E ARCHITETTONICO PARTICOLARMENTE IMPORTANTE”.

     Oggi Palazzo Formento è in vendita per cui è auspicabile e di grande importanza culturale che il Comune di Messina proceda al suo acquisto e al restauro con i fondi e le risorse pubbliche che sono ampiamente disponibili, destinandolo a “Museo delle Tradizioni Marinare Messinesi” per il quale il sottoscritto ha anche redatto un’idea progettuale che a grandi linee si sviluppa attraverso i grandi temi della PESCA (Caccia al pesce spada – pesca con il “palangaro” o “conzo” –  la “raustina” – cozze e chiocciole nei Laghi di Ganzirri – la “nassa” – la “paranza” – la “totanara” – la “sciabica”), I PADRONI DI BARCA (barche e cantieri), GLI STRUMENTI (le reti – i “conzi” – le lenze – il “ferro” – “u miolu” – “u mazzaru” ecc.),  LE CHIESE E LE TRADIZIONI RELIGIOSE LEGATE AL MARE E ALLA PESCA (Gesù e Maria del Buonviaggio al Ringo, Santa Maria dì Portosalvo, Santa Maria di Portosalvo dei Marinai ecc.), I BORGHI MARINARI,  LE DEVOZIONI POPOLARI ALLE MADONNE GIUNTE PRODIGIOSAMENTE DAL MARE.

Naturalmente, nel Museo, oltre all’esposizione degli oggetti relativi e ai pannelli esplicativi con foto, stampe, ecc. ci dovrebbero essere, anche una biblioteca aperta alla consultazione, un’emeroteca che raccoglie giornali e testate varie, una Sala convegni, una pinacoteca e una videoteca con proiezione di filmati.”

La domanda, a questo punto, è semplice: Messina vuole davvero investire sulla propria memoria e sulla propria identità culturale?

La disponibilità di Palazzo Formento offre un’occasione concreta per dimostrarlo.

Non si tratta di chiedere un altro contenitore pubblico o di aggiungere semplicemente un museo alla lista delle opere da realizzare. Si tratta di decidere se un bene storico di particolare valore debba continuare a essere considerato soltanto un immobile oppure diventare patrimonio della collettività e strumento di crescita culturale della città.

Per questo chiediamo che l’Amministrazione comunale apra immediatamente una verifica sulla possibilità di acquisire Palazzo Formento, individuando le risorse pubbliche disponibili, regionali, nazionali o comunitarie, e predisponendo un progetto organico di recupero e valorizzazione.

Messina non può continuare a parlare della propria storia soltanto quando rischia di perderla.

Se Palazzo Formento è davvero una testimonianza “particolarmente importante” della storia e dell’architettura della nostra città, allora è arrivato il momento che anche la politica dimostri quanto quella dichiarazione valga concretamente.

Acquistarlo, restaurarlo e trasformarlo nel Museo delle Tradizioni Marinare Messinesi significherebbe fare una scelta precisa: non lasciare che la memoria di Messina finisca sul mercato, ma restituirla ai messinesi.

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