Ci sono momenti in cui stare seduti al proprio posto non basta più, ci sono momenti in cui la politica deve alzarsi, prendere posizione e dire basta, e quello che sta accadendo questa notte all’Assemblea regionale siciliana appartiene esattamente a questa categoria.
Ismaele La Vardera e i deputati di Controcorrente, Josè Marano, Alessandro De Leo e Carlo Gilistro, hanno occupato la Commissione Bilancio dell’Ars annunciando di essere pronti a rimanere lì anche durante la notte, una protesta nata dalla mancata presenza del gruppo nella Commissione con pieno diritto di partecipazione e voto, proprio mentre si prepara una variazione di bilancio che riguarda oltre un miliardo di euro di risorse pubbliche.
E allora diciamolo senza giri di parole, questa non è una battaglia per una poltrona, è una battaglia per la possibilità di rappresentare chi quella poltrona l’ha assegnata attraverso il voto, perché La Vardera lo ha detto chiaramente, il gruppo rappresenta cittadini siciliani e non accetta di poter assistere come semplice spettatore alle decisioni della Commissione che contribuisce a determinare la destinazione delle risorse regionali.
QUANDO LA DEMOCRAZIA VIENE CHIUSA FUORI DALLA PORTA
La politica siciliana conosce bene il significato della parola ribellione, il 12 gennaio 1848 Palermo insorse contro i Borbone, la rivolta si estese rapidamente alla Sicilia e portò alla nascita di un governo provvisorio e alla convocazione del Parlamento siciliano, il 25 marzo quel Parlamento si riunì e, nel pieno della rivoluzione, dichiarò decaduta la dinastia borbonica.
Nessuno può seriamente sostenere che una protesta parlamentare del 2026 sia equivalente alla rivoluzione del 1848, ma esiste una memoria politica che attraversa la storia siciliana, quando la rappresentanza viene percepita come negata, la Sicilia non ha sempre scelto il silenzio, nel 1848 la battaglia era contro un potere monarchico e per l’autogoverno dell’isola, oggi la battaglia di Controcorrente si svolge dentro una democrazia parlamentare e riguarda il diritto di una rappresentanza eletta a partecipare pienamente alle decisioni dell’Assemblea.
Sono epoche incomparabili sul piano storico, ma il principio politico evocato dalla protesta è semplice, le istituzioni non possono diventare proprietà di pochi, non possono trasformarsi in luoghi chiusi, impermeabili alle istanze dei cittadini e utilizzabili soltanto da chi detiene la maggioranza del momento.
IL PALAZZO NON È UNA PROPRIETÀ PRIVATA
Ed è proprio qui che l’occupazione assume il suo significato più forte, Palazzo dei Normanni non appartiene ai partiti, non appartiene alle maggioranze, non appartiene ai presidenti, ai capigruppo o ai gruppi parlamentari, appartiene alla Sicilia, e dentro quelle stanze si decidono miliardi di euro che appartengono ai siciliani.
Per questo la protesta di Controcorrente mette sul tavolo una domanda che non può essere aggirata con una semplice questione regolamentare, chi viene eletto dal popolo siciliano deve poter esercitare pienamente il mandato ricevuto?, se la risposta è sì, allora la protesta di La Vardera e dei suoi colleghi non può essere archiviata come una sceneggiata, si può discutere la forma, si può contestare la scelta dell’occupazione, si possono criticare i metodi, ma non si può far finta che il problema della rappresentanza non esista.
E soprattutto non si può chiedere ai cittadini di votare e poi pretendere che i loro rappresentanti diventino muti spettatori quando entrano nelle stanze dove si decidono i soldi pubblici, perché la democrazia non può esistere soltanto nel giorno delle elezioni, ma deve vivere ogni giorno dentro le istituzioni, attraverso il diritto effettivo di ogni rappresentanza a partecipare, intervenire, controllare e assumersi la responsabilità delle decisioni.
UNA PROTESTA CHE HA ROTTO IL MURO
C’è poi un altro elemento politicamente significativo, la protesta non è rimasta confinata al gruppo Controcorrente, secondo le cronache, nella Commissione occupata sono arrivati deputati di forze diverse, dal Pd al Movimento 5 Stelle, fino ad esponenti della Lega e all’assessore Alessandro Aricò, anche Gianfranco Miccichè ha fatto visita ai deputati occupanti, indicando una possibile soluzione politica alla questione.
Questo significa una cosa precisa, la protesta ha aperto una crepa nel muro degli schieramenti, perché quando una questione viene percepita soltanto come interesse di parte rimane confinata dentro il gruppo che la solleva, mentre quando comincia a raccogliere attenzione e solidarietà trasversale significa che ha toccato un nervo istituzionale, ed è esattamente ciò che sta accadendo.
LA SICILIA NON HA BISOGNO DI PARLAMENTARI SILENZIOSI
Per troppo tempo la politica siciliana è stata raccontata attraverso equilibri, correnti, accordi, nomine e giochi di Palazzo, Controcorrente ha scelto un’altra strada, ha scelto di occupare il Palazzo per denunciare ciò che, secondo il gruppo, nel Palazzo non funziona, una scelta radicale, una scelta divisiva, una scelta che inevitabilmente provoca reazioni, ma proprio per questo una scelta politica.
Perché la politica, quando smette di disturbare, rischia di diventare soltanto amministrazione dell’esistente, mentre oggi La Vardera e Controcorrente hanno deciso di disturbare, hanno deciso di dire che la rappresentanza non è una concessione della maggioranza, che il diritto di parola non può dipendere dalla benevolenza di chi governa, e che oltre un miliardo di euro di risorse pubbliche non può essere discusso lasciando alcuni rappresentanti eletti nella condizione di semplici spettatori.
DAL 1848 AL 2026: CAMBIANO I TEMPI, RESTA LA DOMANDA
Nel 1848 la Sicilia combatté contro il potere borbonico e costruì, nel pieno dell’insurrezione, una propria esperienza costituzionale e parlamentare, nel 2026 non ci sono eserciti borbonici alle porte di Palermo, c’è però una democrazia parlamentare che deve continuamente dimostrare di essere all’altezza della parola che porta nel proprio nome.
E allora il parallelo non va cercato nelle armi, nella violenza o negli esiti delle due vicende, va cercato nel coraggio di mettere in discussione un equilibrio considerato intoccabile quando quell’equilibrio viene percepito come contrario alla rappresentanza, è questo il filo che può unire simbolicamente due Palermo lontanissime nel tempo.
Nel 1848 la Sicilia disse che non voleva essere governata senza essere ascoltata, nel 2026 Controcorrente dice che non vuole rappresentare i siciliani soltanto sulla carta, ma anche nelle stanze dove si decide il futuro dell’isola.
E ALLORA SÌ, CHE IL PALAZZO ASCOLTI
Si può essere d’accordo o meno con l’occupazione, ma una cosa è certa, adesso il problema è sul tavolo, e non potrà essere cancellato con una porta chiusa, con un rinvio o con il silenzio, perché quando quattro deputati arrivano al punto di dire «siamo pronti a dormire qui», significa che lo scontro istituzionale ha raggiunto un livello che merita una risposta politica.
La Sicilia non ha bisogno di altri muri, ha bisogno di istituzioni aperte, ha bisogno di trasparenza, ha bisogno di rappresentanti che possano esercitare pienamente il mandato ricevuto dagli elettori e, soprattutto, ha bisogno di una politica che abbia ancora il coraggio di dire NO quando ritiene che un diritto venga compresso.
Per questo l’occupazione della Commissione Bilancio non deve essere letta soltanto come l’irruzione di una protesta dentro un’aula parlamentare, è una sfida al Palazzo, una sfida sulla rappresentanza, una sfida sulla trasparenza, una sfida sul rapporto tra potere e cittadini, e se il Palazzo vuole dimostrare di essere davvero il Parlamento dei siciliani, la risposta non può essere il silenzio, deve essere una porta aperta.
Perché la Sicilia ha già conosciuto, nella sua storia, il prezzo di una politica che pretende di governare senza ascoltare, e oggi, dentro quelle stesse mura di Palermo, qualcuno ha deciso di ricordarlo, Controcorrente ha scelto di non stare a guardare, e, piaccia o non piaccia, la Sicilia adesso guarda dentro il Palazzo.
RINASCITA MESSINA È AL FIANCO DI CONTROCORRENTE
In questo passaggio delicato, Rinascita Messina esprime la propria piena vicinanza politica a Ismaele La Vardera, ai deputati di Controcorrente e alla loro battaglia sulla rappresentanza all’interno dell’Assemblea regionale siciliana.
Rinascita Messina guarda con attenzione a quanto sta accadendo a Palermo perché ritiene che la difesa della partecipazione democratica, della trasparenza e del diritto delle rappresentanze elette a far sentire la propria voce nelle istituzioni non sia una questione che riguarda soltanto un gruppo parlamentare, ma una questione che riguarda l’intera comunità siciliana.
Da Messina a Palermo, il messaggio è uno solo: le istituzioni devono essere aperte, trasparenti e al servizio dei cittadini.
Rinascita Messina, che ha scelto di costruire il proprio percorso politico nel segno del civismo e della partecipazione, non può che stare dalla parte di chi chiede che la rappresentanza venga rispettata e che il Parlamento siciliano sia realmente il luogo nel quale tutte le voci dei cittadini possano essere ascoltate.
La Sicilia non ha bisogno di altri muri, ha bisogno di ponti tra cittadini e istituzioni, ha bisogno di una politica capace di assumersi responsabilità e di rompere il silenzio quando ritiene che un principio democratico venga messo in discussione.
Perché la Sicilia ha già conosciuto, nella sua storia, il prezzo di una politica che pretende di governare senza ascoltare, e oggi, dentro quelle stesse mura di Palermo, qualcuno ha deciso di ricordarlo.
Controcorrente ha scelto di non stare a guardare, Rinascita Messina ha scelto di non voltarsi dall’altra parte.
E, piaccia o non piaccia, la Sicilia adesso guarda dentro il Palazzo.





