Dopo aver letto l’articolo del prof. Randazzo nell’edizione odierna della Gazzetta del Sud, nel quale si ribadisce come la soluzione migliore, per prevenire l’insabbiamento degli imbarcaderi dell’approdo di Tremestieri, consista nel “disinnescare il fenomeno a monte”, pur comprendendo l’impostazione teorica dell’argomentazione, mi permetto di dissentire. Nello stesso intervento si fa riferimento a un recente elaborato grafico relativo alla realizzazione di una cosiddetta “trappola di sedimenti” a sud dell’approdo emergenziale.
Al di là della magniloquenza della definizione, secondo il prof. Randazzo sarebbe sufficiente e necessario mantenere in quel tratto un escavatore e un camion che, con cadenza quotidiana in inverno e settimanale in estate, provvedano alla rimozione dei sedimenti che progressivamente si accumulano lungo il molo sud dell’approdo, impedendo loro di raggiungere la parte più aggettante e superarla, causando l’insabbiamento dell’approdo stesso. In quest’ottica, la realizzazione di una trappola di sedimenti verrebbe considerata poco funzionale o comunque più costosa, oltre che inefficace in assenza di una gestione costante del sistema.
Nella realtà dei fatti, fino ad oggi nulla è stato concretamente attuato per evitare l’insabbiamento del porto di Tremestieri, né sul piano della gestione ordinaria né su quello della prevenzione strutturale. In tale contesto, la trappola di sedimenti rappresenta una soluzione semplice, efficace e tecnicamente fondata, capace di intercettare il materiale solido prima che raggiunga le aree più critiche dell’approdo.
Affidarsi esclusivamente a un’azione continua di escavo meccanico, peraltro mai realmente garantita nel tempo, significa demandare la soluzione del problema a una gestione ideale che l’esperienza ha dimostrato essere fragile, discontinua e spesso assente. Una struttura di accumulo dei sedimenti, se correttamente progettata e integrata in un sistema di manutenzione programmata, costituisce invece un primo e indispensabile passo verso una reale mitigazione del fenomeno.
In assenza di alternative operative messe in campo negli ultimi anni, ritengo quindi che la trappola di sedimenti non solo non sia una soluzione superflua, ma rappresenti oggi una delle poche risposte concrete a un problema cronico e ampiamente prevedibile.






