C’è un tratto di mare che separa la Sicilia dal continente.
E poi c’è un sistema che separa i cittadini dai loro diritti.
Messina sta esattamente in mezzo.
Da anni si racconta che tutto sia inevitabile:
i costi elevati, il traffico soffocante, l’inquinamento, la congestione urbana.
Si dice che è la geografia, che è il mercato, che è la complessità dello Stretto.
Ma la verità è più semplice, e più scomoda.
Non è la geografia. È l’organizzazione del potere.
Il traghettamento nello Stretto di Messina è stato storicamente dominato da un operatore forte, il gruppo Caronte & Tourist, in un contesto in cui:
• la concorrenza reale è debole o inesistente
• le Ferrovie dello Stato non rappresentano un’alternativa competitiva effettiva
• il mercato appare strutturalmente squilibrato
Nel 2022 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è intervenuta con una sanzione di oltre 3,7 milioni di euro, accertando:
• abuso di posizione dominante
• prezzi eccessivamente elevati
• tariffe non giustificate dai costi
• un potere di mercato quasi monopolistico
Non una polemica.
Un fatto.
Eppure nulla cambia.
I prezzi restano alti.
Il traffico si accumula.
L’inquinamento si deposita sulla città.
Messina paga.
Paga al botteghino.
E paga nell’aria che respira.
Eppure non è sempre stato così.
C’era un tempo in cui si riconosceva un principio minimo di equità:
una tariffa agevolata per le targhe di Messina e Reggio Calabria.
Un riconoscimento semplice:
chi vive lo Stretto non può essere trattato come un cliente qualsiasi.
Oggi anche questo è scomparso.
E con esso è scomparso il principio più importante:
la continuità territoriale.
Perché la continuità territoriale non è un favore.
È un diritto.
Significa che vivere in Sicilia non deve costare di più.
Significa che il mare non può trasformarsi in una barriera economica.
E invece oggi accade esattamente questo.
La rada San Francesco è il simbolo di questa distorsione.
Un’area che concentra traffico, inquinamento e disordine urbano.
Una città che sopporta ciò che altrove verrebbe redistribuito.
Lo Stato osserva.
La Regione media.
I privati operano.
E il sistema resta immobile.
Non perché non si possa cambiare.
Ma perché, così com’è, conviene a qualcuno.
E intanto la città si abitua.
Si abitua ai costi.
Si abitua al traffico.
Si abitua all’ingiustizia.
Ed è questa abitudine il problema più grande.
Perché trasforma l’anomalia in normalità.
Trasforma l’abuso in sistema.
La domanda allora è inevitabile:
chi garantisce la continuità territoriale quando il mercato la nega?
chi tutela i cittadini quando il sistema si chiude su sé stesso?
Di tutto questo, e di molto altro, non si parlerà nei convegni.
Se ne parlerà per strada.
FLASH MOB d venerdì 3 aprile, ore 10:30, Davanti alla biglietteria Caronte & Tourist, in Viale della Libertà sotto la scalinata Ringo
Perché ci sono momenti in cui il silenzio diventa complicità.
E momenti in cui parlare diventa un dovere.
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Perché Messina non ha bisogno di spettatori.
Ha bisogno di cittadini.
Angelo Giorgianni







