Le “forze civiche” oggi occupano uno spazio più rilevante, sempre più ingombrante nel panorama politico, soprattutto a livello locale.
Il termine “civismo” spesso viene accostato al concetto di partecipazione popolare e dal basso, con una sua autonomia, svincolata dai partiti tradizionali, e che ha come colonna portante e principio cardine l’ attenzione concreta ai bisogni della Comunità.
Ma spesso e non sempre l’uso di questa parola, il “civismo” corrisponde alla sua sostanza, fatta di apoliticità.
Il “civismo” nasce dalla società civile, è diretta espressione dei cittadini, delle associazioni, dei comitati e delle realtà territoriali che decidono di impegnarsi in politica senza essere figli di strutture partitiche..
..perchè l’ suo obiettivo principale è la tutela dell’interesse collettivo, al netto delle logiche partitiche.
La dimensione civica si fonda su responsabilità, partecipazione, trasparenza e radicamento nel territorio.
Una vera forza civica non nasce sotto le elezioni per poi sciogliersi come neve al sole il giorno dopo la chiusura delle votazioni: si sviluppa nel tempo attraverso l’ ascolto dei cittadini, la presenza costante nei quartieri, il confronto con le categorie sociali e produttive.
Il civismo (..quello autentico) non è una semplice etichetta elettorale da incollarsi addosso, è un legame, è una quotidiana costruzione e cementificazione di relazioni e fiducia.
Negli ultimi tempi il termine “civico” è stato utilizzato come strumento comunicativo.
Quando alcune liste o candidati, pur essendo diretta espressione di partiti, si presentano come civici, il civismo diventa una truffa elettorale, una strategia di marketing politico finalizzata alla intercettazione di un consenso che non si vuole accostare a nessuna realtà politica: un modo per adescare elettori disillusi dai partiti, offrendo un’immagine di neutralità e indipendenza che non corrisponde alla realtà.
Quando chi è legato a una struttura partitica si definisce civico, si crea un’ambiguità.
L’elettore può essere portato a credere di sostenere una proposta autonoma, mentre in realtà contribuisce a rafforzare equilibri politici già esistenti; questa dinamica rischia di compromettere la fiducia nel sistema democratico, perché genera confusione tra gli elettori e indebolisce il significato stesso del civismo.
Il problema non riguarda la legittimità dei partiti, che restano pilastri della democrazia rappresentativa.
Riguarda la chiarezza.
Un sistema politico sano si fonda sulla trasparenza, e ogni proposta deve presentarsi per ciò che è realmente. Se una lista è espressione di un partito o di una coalizione, dichiararlo apertamente rafforza la credibilità; travestirsi da civici, può apparire come un maldestro tentativo di ottenere consenso attraverso una narrazione (..a voler essere generosi) non del tutto veritiera.
Il civismo autentico non è contro i partiti, ma sicuramente è separato da loro.
Può (..e deve!) dialogare, allearsi o collaborare, ma conserva una propria identità autonoma, perchè la sua forza risiede nella coerenza tra parole e comportamenti.
È essenziale, per l’elettore, potere e sapere distinguere.
Dobbiamo analizzare la storia di una lista, i suoi promotori, le esperienze precedenti e i legami politici per capire se ci si trovi davanti a un autentico progetto civico o a un’iniziativa carnascialesca appositamente studiata per ragioni elettorali.
La qualità della democrazia dipende anche da questa capacità di distinzione del falso dal vero.
Il civismo, quando è reale, avvicina i cittadini alle istituzioni, promuove la partecipazione e rafforza il senso di comunità, ed è per questo merita rispetto e verità.
Utilizzarlo come semplice etichetta elettorale rischia di svuotarlo di significato e di allontanare ulteriormente i cittadini dalla politica.
A cura di: Santità






