Proviamo a dare un modesto contributo al solo fine di sollecitare un dibattito tecnico su cosa fare in concreto per mettere in sicurezza quella parte dell’abitato di Niscemi interessato dalla frana del 25 gennaio 2026.
La recente frana di Niscemi va inquadrata all’interno del più generale e ormai cronico dissesto idrogeologico, che non può più essere ignorato dalle autorità competenti e che deve inevitabilmente diventare una priorità assoluta per il nostro territorio.
Superata la prima fase, fatta di vicinanza , solidarietà e interventi emergenziali, per mettere in sicurezza la popolazione, le stesse popolazioni chiedono nel contempo risposte concrete, chiedono messa in sicurezza e soluzioni strutturali per i luoghi colpiti. Poiché non mi pare che vi sia, al momento, un serio tentativo di sollecitare un confronto pubblico su questi aspetti, ritengo doveroso farlo.
Le enormi quantità di materiale mobilitato nell’area prossima all’abitato di Niscemi hanno una causa ben precisa. L’infiltrazione delle acque meteoriche dalla parte sommitale del versante, che ha progressivamente compromesso la stabilità del pendio. Gli effetti nefasti di questo processo sono oggi sotto gli occhi di tutti.
È quindi evidente che la priorità debba essere quella di salvare il salvabile, intervenendo in modo mirato sull’origine del problema. Ciò significa innanzitutto intercettare e gestire le acque, individuando con precisione le aree in cui collocare sistemi di drenaggio e di raccolta, al fine di allontanare le acque meteoriche e ridurre al minimo l’assorbimento da parte del versante.
Lungo il pendio, appare necessario realizzare terrazzamenti adeguatamente progettati, con inerbimento idoneo, prevedendo alla base di ciascun terrazzamento canali di raccolta delle acque.
L’intercettazione delle acque meteoriche potrà essere efficacemente realizzata mediante trincee drenanti e pozzi drenanti, opportunamente collegati tra loro lungo l’intero sistema interessato dal fenomeno franoso.
Quanto scritto è da intendere esclusivamente quale base tecnica di discussione, aperta a contributi, approfondimenti e integrazioni, nella consapevolezza che solo un approccio coordinato, scientificamente fondato e tempestivo potrà garantire la tutela del territorio e delle comunità coinvolte.
Nella convinzione che qualunque tipo il dissesto non può più essere affrontato esclusivamente in chiave emergenziale. Le cause del fenomeno sono note, così come esistono soluzioni tecniche consolidate per la mitigazione del rischio. Non intervenire in modo strutturale equivale, di fatto, ad accettare un progressivo aggravamento delle condizioni di pericolo.






