Può un articolo di giornale alterare, (come quello sopra di Repubblica) o quantomeno tentare di alterare, gli equilibri politici che si stanno delineando in Sicilia? Può un titolo di giornale stravolgere la reale narrazione dei fatti?
Sono domande che, davanti ad alcuni recenti titoli e alle reazioni che hanno suscitato, è legittimo porsi.
Diciamocelo chiaramente: la candidatura di Ismaele La Vardera alla presidenza della Regione Siciliana fa paura. Fa paura perché arriva in un momento nel quale il centrosinistra appare attraversato da una profonda crisi di identità, di idee e di prospettiva. E soprattutto perché La Vardera e il movimento Controcorrente stanno provando a occupare uno spazio politico che, almeno sulla carta, appartiene pienamente al cosiddetto campo largo.
È proprio questo uno degli elementi più interessanti della vicenda. Controcorrente non nasce infatti come un progetto estraneo al centrosinistra, ma come un movimento che rivendica autonomia, rinnovamento e una nuova idea della politica. Legalità, trasparenza, partecipazione, contrasto ai vecchi meccanismi del potere e rapporto diretto con i cittadini sono parole d’ordine che possono intercettare un elettorato stanco delle tradizionali contrapposizioni e, soprattutto, delle vecchie liturgie politiche.
Ed è forse qui che si trova il vero punto della questione.
Una candidatura come quella di La Vardera rischia di rompere schemi consolidati. Non soltanto in vista delle imminenti elezioni regionali, ma anche rispetto agli equilibri che potrebbero determinarsi in futuro a livello nazionale. Se un movimento nato fuori dai tradizionali apparati riuscisse a conquistare consenso significativo, potrebbe diventare un interlocutore difficile da ignorare nella costruzione delle future alleanze.
Per questo sorprende che un giornale tradizionalmente collocato nell’area della sinistra possa utilizzare un titolo che, invece di approfondire la portata politica del fenomeno, sembra quasi strizzare l’occhio alla narrazione dei giornali più vicini alla destra.
Un titolo può essere soltanto un titolo, naturalmente. Ma può anche contribuire a costruire una narrazione. E quando quella narrazione riguarda una competizione elettorale ormai alle porte, il confine tra informazione, interpretazione e condizionamento del dibattito pubblico diventa inevitabilmente più delicato.
Il problema, allora, non dovrebbe essere stabilire se La Vardera piaccia o meno a questo o quel partito. Il problema è capire perché una candidatura che propone un modello alternativo venga percepita come una minaccia anziché come una risorsa per il campo progressista e civico.
La Vardera ha scelto di presentarsi agli elettori con un progetto che punta a intercettare quella parte della società siciliana che chiede istituzioni più trasparenti, maggiore legalità, responsabilità politica e una classe dirigente meno legata agli apparati. È un messaggio che può essere condiviso o contestato, ma che difficilmente può essere liquidato con una battuta o con un titolo ad effetto.
E allora la domanda diventa inevitabile: chi ha davvero paura di Controcorrente?
Forse non i cittadini, ai quali spetterà democraticamente il compito di giudicare. Forse nemmeno gli altri candidati, che dovranno semplicemente confrontarsi con un nuovo concorrente.
A preoccuparsi potrebbero essere piuttosto quei pezzi di politica che vedono nel consolidamento di un movimento autonomo un possibile elemento di rottura degli equilibri futuri.
Perché se Controcorrente dovesse crescere, se La Vardera dovesse riuscire a trasformare la sua candidatura in un progetto politico competitivo, allora molte delle attuali geometrie potrebbero essere messe in discussione.
E questo, in qualche palazzo, fa tremare i polsi a qualcuno.
Ma proprio per questo la risposta non può essere la demonizzazione, né tantomeno il tentativo di ridimensionare un fenomeno attraverso titoli fuorvianti o letture preconfezionate. La risposta deve essere il confronto.
Saranno gli elettori siciliani a decidere se il progetto di La Vardera rappresenti davvero una novità, se Controcorrente abbia la forza per affermarsi e se la sua proposta sia in grado di incidere sugli equilibri politici.
Una cosa, però, appare già evidente: quando una candidatura costringe tutti gli altri a interrogarsi sui propri equilibri, significa che quella candidatura non può più essere considerata marginale.
E forse è proprio questa la ragione per cui, oggi, Ismaele La Vardera fa paura.
Rinascita Messina: «Oggi più che mai al fianco di Controcorrente»
In questo scenario, Rinascita Messina oggi più che mai conferma la propria vicinanza a Controcorrente e alla candidatura di Ismaele La Vardera alla presidenza della Regione Siciliana.
«Di fronte a questi attacchi – è la posizione del movimento – non arretriamo di un solo passo. Al contrario, siamo ancora più convinti della scelta fatta e del percorso intrapreso insieme a Controcorrente e a Ismaele La Vardera».
Per Rinascita Messina, infatti, gli attacchi politici non rappresentano un motivo per fermarsi, ma la conferma che il percorso intrapreso sta incidendo sugli equilibri esistenti.
«Quando un progetto politico comincia a dare fastidio, significa che sta entrando nel vivo della discussione. Quando si viene attaccati, significa che qualcuno si accorge che quel progetto può realmente cambiare gli equilibri. E noi – sottolinea Rinascita Messina – non abbiamo intenzione di arretrare».
Una posizione che assume, dunque, anche il valore di una risposta alle polemiche di questi giorni: Rinascita Messina resta al fianco di Controcorrente, convinta che la Sicilia abbia bisogno di una politica nuova, trasparente, libera dai vecchi schemi e capace di confrontarsi direttamente con i cittadini come nel caso di Agrigento.
E proprio per questo, conclude il movimento, «oggi più che mai, siamo dalla parte di Controcorrente e di Ismaele La Vardera. Perché se ci attaccano, noi continuiamo ad andare avanti. E forse è proprio questo il segnale che siamo sulla strada giusta».








