Si continua a parlare della grande infrastruttura strategica del Porto di Tremestieri e si apprende, dagli organi di stampa locali, che sarebbe necessaria una variante in corso d’opera.
È bene ricordare, soprattutto a beneficio dell’opinione pubblica (non certo degli addetti ai lavori, che ne sono pienamente consapevoli), che il Codice dei contratti pubblici vigente (D.lgs. 36/2023) consente le varianti solo in casi tassativi, nel rispetto dei principi di immutabilità del contratto e di parità di trattamento tra operatori economici.
In particolare, una variante è ammessa esclusivamente se deriva da eventi imprevedibili, non altera la natura del contratto, comporta un aumento di prezzo non superiore al 50% del valore iniziale, è motivata da condizioni geologiche sconosciute, eventi naturali eccezionali o sopravvenienze normative cogenti.
Non rientrano in alcun modo tra le cause legittimanti errori progettuali, carenze istruttorie, sottovalutazioni tecniche.
Ma al di là di tali profili giuridico-amministrativi, intendo però richiamare quanto ho già affermato in più occasioni e, da ultimo, nel post pubblicato su Facebook il 13 luglio 2025, dal titolo:
“BASTA CON QUESTA PANTOMIMA”
In quell’intervento ponevo domande semplici e tuttora inevase:
- Perché tenere un’intera città ostaggio del traffico dei Tir?
- Perché non realizzare ciò che tecnicamente andrebbe fatto?
- Perché continuare a nascondere la testa sotto la sabbia (mai metafora fu più calzante)?
I cittadini messinesi hanno diritto di conoscere la verità, anche quando è scomoda.
Il Sindaco, l’Autorità di Sistema Portuale e il Prefetto non possono continuare a tacere.
Il problema dell’insabbiamento del porto di Tremestieri è tecnicamente risolvibile in modo semplice ed efficace, se solo lo si volesse, la soluzione è chiara.
Realizzare immediatamente una trappola per sedimenti sottoflutto, finalizzata alla prevenzione dell’insabbiamento.
La trappola per sedimenti consiste in una rientranza del litorale, da realizzare immediatamente a sud del porto, che sfrutta la direzione naturale del moto ondoso per intercettare e accumulare la sabbia prima che raggiunga e insabbi l’imboccatura portuale.
I sedimenti così raccolti, facilmente dragabili da terra, devono essere riutilizzati per il ripascimento delle spiagge in erosione a nord di Tremestieri, in contrada Veglia, secondo una logica di economia circolare costiera.
Aspettiamo risposte.
E continuiamo ad aspettarle.
Aggiungo inoltre che la realizzazione della trappola per sedimenti renderebbe il porto esistente pienamente funzionante, in modo continuo e senza interruzioni.
Contestualmente, il traffico gommato leggero oggi attestato alla rada San Francesco potrebbe essere trasferito al porto storico, sfruttando le cinque invasature attualmente sottoutilizzate, anche in considerazione dell’imminente completamento della via Don Blasco.
È opportuno ricordare che la via Don Blasco fu progettata proprio con questo obiettivo, intercettare il traffico da e per il continente e bypassare la città, sottraendola al transito dei mezzi pesanti e leggeri.
Dunque, la soluzione esiste, anche qualora il nuovo porto di Tremestieri dovesse richiedere tempi biblici per il completamento.
Messina potrebbe liberarsi subito dal passaggio dei mezzi pesanti e leggeri.
Se solo lo si volesse.
Per Il movimento Rinascita Messina Ing. Gaetano Sciacca







